vede bene che, per quanti tormenti ho hauuto, non ho potuto dir niente. Bisogna dire che quella promessa d’impunità fosse poco conosciuta dal pubblico, giacchè il Ripamonti, raccontando i fatti principali del processo, nella sua storia della peste, non ne fa menzione, anzi l’esclude indirettamente. Contro ogni legge, contro ogni autorità, come contro ogni ragione, ordina che il Piazza sia torturato di nuovo, sopra alcune bugie e inverisimiglianze; ordina cioè a’ suoi delegati di rifare, e più spietatamente, ciò che avrebbe dovuto punirli d’aver fatto. - Farin. “Hebbi”, dice dunque, “commissione dal Senato di formar processo, nel quale, per il detto d’alcune donne, e d’un huomo degno di fede, restò aggrauato un Guglielmo Piazza, huomo plebeio, ma ora Commissario della Sanità, ch’esso, il venerdì alli 21 su l’aurora, hauesse unto i muri di una contrada posta in Porta Ticinese, chiamata la Vetra de’ Cittadini.”. E una tale inverisimiglianza avventa, per dir così, ancor più in una risposta successiva. Morì a Milano nel 1873. E solo per farne memoria, e come un di que’ tratti notabili con cui l’eterna ragione si manifesta in tutti i tempi, citeremo anche la sentenza d’un uomo che scrisse sul principio del secolo decimoquinto, e fu, per lungo tempo dopo, chiamato il Bartolo del diritto ecclesiastico, Nicolò Tedeschi, arcivescovo di Palermo, più celebre, fin che fu celebre, sotto il nome d’Abate Palermitano: "Quanto il delitto è più grave," dice quest’uomo, "tanto più le presunzioni devono esser forti; perchè, dove il pericolo è maggiore, bisogna anche andar più cauti4". Per amor di Dio, fatemi dar da bere; ma insieme: non so niente, la verità l’ho detta. Ma questo, dico, non fa al nostro caso (sempre riguardo alla sola giurisprudenza), poichè il Claro attesta che nel foro di Milano prevaleva la consuetudine contraria; cioè era, in que’ casi, permesso al giudice d’oltrepassare il diritto, anche nell’inquisizione5. Il barbiere Giangiacomo Mora componeva e spacciava un unguento contro la peste; uno de’ mille specifici che avevano e dovevano aver credito, mentre faceva tanta strage un male di cui non si conosce il rimedio, e in un secolo in cui la medicina aveva ancor così poco imparato a non affermare, e insegnato a non credere. Altera le circostanze materiali del fatto, quanto è necessario per accomodarlo alla favola; ma gli lascia il suo colore; e alcune delle parole che riferisce, eran probabilmente quelle ch’eran corse davvero tra loro. signor Presidente! Riassunto per l'esame di Letteratura italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Storia della colonna infame",… Lasciamo da parte che l’opinion più comune, anzi quasi universale, de’ giureconsulti, era (e se al ciel piace, doveva essere) che una tal massima non potesse applicarsi alla procedura, ma soltanto alla pena; "giacchè," per citarne uno, "benchè si tratti d’un delitto enorme, non consta però che l’uomo l’abbia commesso; e fin che non consti, è dovere che si serbino le solennità del diritto3". di cominciar dalla tortura. Intimò dunque l’iniquo esaminatore al Piazza: che dica la verità per qual causa nega di sapere che siano state onte le muraglie, et di sapere come si chiamino li deputati, che altrimente, come cose inuerisimili, si metterà alla corda, per hauer la verità di queste inuerisimilitudini. In occasione dell’arrivo di The Crown 4, ecco il riassunto della stagione 3, per prepararsi ai nuovi episodi. Fatemi almeno appiccar presto... Fatemi tagliar via la mano... Ammazzatemi; lasciatemi almeno riposar un poco. Quanto è cieco il furore! storia della colonna infame riassunto introduzione si apre con polemica contro giudici che hanno ritenuto di condannare ingiustamente degli innocenti di ergere "Regola", dice il Riminaldi, altro già celebre giureconsulto, "da non riceversi negli altri paesi;" e il Farinacci soggiunge: "ha ragione6". Senza entrare in nulla che toccasse circostanze, nè sostanziali nè accidentali, del presunto delitto, moltiplicarono interrogazioni inconcludenti, per farne uscir de’ pretesti di dire alla vittima destinata: non è verisimile; e, dando insieme a inverisimiglianze asserite la forza di bugie legalmente provate, [p. 783 modifica]intimar la tortura. come scegliere tra nessuno? Sicchè, se non fossero rimasti que’ pochi documenti, se il senato avesse avuto che fare soltanto col pubblico e con la storia, avrebbe ottenuto l’intento d’abbuiar [p. 795 modifica]quel fatto così essenziale al processo, e che diede le mosse a tutti gli altri che venner dopo. Alessandro Manzoni - La storia della Colonna Infame camente e moralmente impossibile. Prosegue essa così: "finchè d’ordine del Senato (anco per esecutione della grida ultimamente fatta in questo particolare pubblicare da V.E. Crediam pure anche noi alla possibilità d’uccider gli uomini col veleno; e cosa si direbbe d’un giudice che adducesse questo per argomento d’aver giustamente condannato un uomo come avvelenatore? 1840 grida l’infelice: V.S. Op. Videtur quod sic; ut Dig. E l’uomo degno di fede, messo lì subito per corroborar l’autorità delle donne, aveva detto d’aver rintoppato il Piazza, il quale io salutai, et lui mi rese il saluto. La Storia della Colonna infame racconta il processo ai presunti untori milanesi Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora (e agli altri da loro trascinati nel processo nel tentativo di scampare alla condanna) torturati e barbaramente uccisi a Milano nel 1630. “La bugia per fare indizio alla tortura dev’esser provata concludentemente, o dalla propria confession del reo, o da due testimoni... essendo dottrina comune che due sian necessari a provare un indizio remoto, quale è la bugia1.” Cito, e citerò spesso il Farinacci, come uno de’ più autorevoli allora, e come gran raccoglitore dell’opinioni più ricevute. lità degli uomini di legge: la storia della colonna infame è infatti la storia d’un gran male fatto senza ragione da uomini a uomini , come viene detto proprio nella prima pagina dell’opera.La legge, che dovrebbe costituire garanzia e protezione contro l’arbi- Ma dalla storia, per quanto possa esser succinta, d'un avvenimento complicato, d'un gran male fatto senza ragione da uomini a uomini, devono necessariamente potersi ricavare osservazioni più generali, e d'un'utilità, se non così immediata, non meno reale. A tutte queste risposte, e ad altre d’ugual valore, che sarebbe lungo e inutile il riferire, gli esaminatori non trovaron nulla da opporre, o per parlar più precisamente, non opposero nulla. tit. No; non c’era la tortura per il caso di Guglielmo Piazza: furono i giudici che la vollero, che, per dir così, l’inventarono in quel caso. Gli domandano se detto Barbiero è amico di lui Constituto. Ed è, mi pare, una circostanza degna d’osservazione che la cosa sia stata chiamata col suo nome anche allora, anche davanti a quelli che n’eran gli autori, e da uno che non pensava punto a difender la causa di chi n’era stato la vittima. Storia della colonna infame: il contenuto dell'opera A Milano nel 1630 infuria la peste. Eran dunque da capo, come se non avessero fatto ancor nulla; bisognava venire, senza nessun vantaggio, all’investigazion del supposto delitto, manifestare il reato al Piazza, interrogarlo. storia della colonna infame riassunto introduzione si apre con polemica contro giudici che hanno ritenuto di condannare ingiustamente degli innocenti di ergere Il Piazza, rimesso alla tortura, alzato da terra, intimatogli che verrebbe alzato di più, eseguita la minaccia, e sempre incalzato a dir la verità, rispose sempre: l’ho detta; prima urlando, poi a voce bassa; finchè i giudici, vedendo che ormai non avrebbe più potuto rispondere in nessuna maniera, lo fecero lasciar giù, e ricondurre in carcere. Storia della colonna infame. lib. Storia della colonna infame. La Storia della Colonna Infame è un saggio storico scritto da Alessandro Manzoni, pubblicato come Appendice storica al suo celeberrimo romanzo storico, I promessi sposi (nella sua edizione definitiva del 1840), in una sorta di continuità necessaria, con le illustrazioni di Francesco Gonin alla seconda edizione del 1842. [p. 790 modifica]E non c’eran più nemmen pretesti, nè motivo di ricominciare: quella che avevan presa per una scorciatoia, gli aveva condotti fuor di strada. Storia della colonna infame/Capitolo III. Guglielmo Piazza, commissario di sanità del rione di Porta Ticinese, è … Visita teatralizzata con letture di alcuni brani tratti da “Storia della colonna infame” di Alessandro Manzoni. ... Che dica per … legge valter zanardi per chi volesse sostenere il canale con una piccola donazione https://www.paypal.me/leggopervoi Che cosa gli disse quando gli consegnò il detto vasetto d’onto? — Eppure era proprio così: cioè, non era che il capitano di giustizia volesse farsi beffe del governatore; era che avevan fatta una cosa da non potersi raccontare nella maniera appunto che l’avevan fatta; era, ed è, che la falsa coscienza trova più facilmente pretesti per operare, che formole per render conto di quello che ha fatto. mi facci lasciar giù, che dirò quello che so; mi facci dare un po’ d’aqua. Tutto Milano sapeva (è il vocabolo usato in casi simili) che Guglielmo Piazza aveva unti i muri, gli usci, gli anditi di via della Vetra; e loro che l’avevan nelle mani, non l’avrebbero fatto confessar subito a lui! Non parla poi il capitano di giustizia della visita fatta da lui per riconoscere il corpo del delitto; come non se ne parla più nel processo. Ed è già un merito non piccolo degl’interpreti, se, come ci pare, furon essi che lo prepararono, benchè lentamente, benchè senz’avvedersene, per la giurisprudenza. Gli si dice che nomini il detto Barbiero; e il suo complice, il suo ministro in un tale attentato, risponde: credo habbi nome Gio. //it.wikisource.org/w/index.php?title=Storia_della_colonna_infame/Capitolo_III&oldid=- eo. Storia della colonna infame: Alessandro Manzoni: CAPITOLO SETTIMO . Alessandro Manzoni. 20131019231940 E del resto c’è in tutta questa storia qualcosa di più forte che lo schifo. 60.000 milanesi: in un clima che vedeva la popolazione allo stremo, aggravato dalla ampia Ma la passione è pur troppo abile e coraggiosa a trovar nuove strade, per iscansar quella del diritto, quand’è lunga e incerta. A una tale interrogazione, la coscienza si confonde, rifugge, vorrebbe dichiararsi incompetente; par quasi un’arroganza spietata, un’ostentazion farisaica, il giudicar chi operava in tali angosce, e tra tali insidie. Gran Cancelliere, il quale faceva le veci del governatore, pregavan questo di corroborarla con altra sua, con promessa di maggior premio. Capitolo 3: E per venir finalmente all'applicazione, era insegnamento comune, e quasi universale de' dottori, che la bugia dell'accusato nel rispondere al giudice, fosse uno degl'indizi legittimi, come dicevano, alla tortura. Sed vos dicatis quod non potest repeti sine novi indiciis. 1.2 Il caso della Storia della Colonna Infame 9 1.3 La peste 9 1.4 Gli untori 10 2 DA VERRI A MANZONI 12 2.1 Genesi 12 2.2 L'ambiente in cui nasce il trattato di Verri 13 2.3 Finalità illuministiche di Verri 14 2.4 Due diversi punti di vista 16 2.5 L’utile e la giustizia 17 3 PASSATO E PRESENTE 20 Il solo senato aveva, non dico l’autorità, ma il potere d’andare impunemente tanto avanti per una tale strada. Volevan dal Piazza una storia d’unguento, di concerti, di via della Vetra: quelle circostanze così recenti gli serviron di materia per comporne una: se si può chiamar comporre l’attaccare a molte circostanze reali un’invenzione incompatibile con esse. Non diremo certamente che tutto questo sia ragionevole; giacchè non può esserlo ciò che implica contradizione. Alessandro Manzoni nacque a Milano nel 1785. Lui, era stato un fatto reale, che aveva servito d’occasione e di pretesto per accusarlo. Appunto di italiano con riassunto con spiegazione e caratteristiche per la scuola superiore di un'opera manzoniana in relazione con i Promessi Sposi, de "Storia della colonna infame" “fu messo ad una graue tortura, ma non confessò il delitto.”. In occasione dell’arrivo di The Crown 4, ecco il riassunto della stagione 3, per prepararsi ai nuovi episodi. dottrina universale, canone della giurisprudenza, che il giudice inferiore, il quale avesse messo un accusato alla tortura senza indizi legittimi, fosse punito dal superiore. 20131019231940. per venir finalmente all’applicazione, era insegnamento comune, e quasi universale de’ dottori, che la bugia dell’accusato nel rispondere al giudice, fosse uno degl’indizi legittimi, come dicevano, alla tortura. E l’argomento era stringente, come nobile e umano l’assunto. Inoltre demolirono la casa di uno dei due (del barbiere Giangiacomo Mora) e al posto di questa fecero erigere una colonna, che ricordasse l’avvenimento. È lasciato giù, messo a sedere, interrogato di nuovo; risponde: io non so niente; V.S. mi facci dare un poco d’aqua. - Abbatis Panormitani, Commentaria in libros decretalium. giacchè sarebbe troppo strano il supporre che travedessero essi medesimi a quel segno. Se, per impossibile, tutto quello che venne dopo fosse stato un concorso accidentale di cose le più atte a confermar l’inganno, la colpa rimarrebbe ancora a coloro che gli avevano aperta la strada. Storia della colonna infame: Alessandro Manzoni: CAPITOLO TERZO . Considerato tra i massimi scrittori della nostra letteratura, fu autore di opere etico-religiose, storiche, poetiche. Non paia strano il veder uomini i quali non dovevan essere, anzi non eran certamente di quelli che vogliono il male per il male, vederli, dico, violare così apertamente e crudelmente ogni diritto; giacchè il credere ingiustamente, è strada a ingiustamente operare, fin dove l’ingiusta persuasione possa condurre; e se la coscienza esita, s’inquieta, avverte, le grida d’un pubblico hanno la funesta forza (in chi dimentica d’avere un altro giudice) di soffogare i rimorsi; anche d’impedirli. Il contenuto è disponibile in base alla licenza, Storia della colonna infame , Alessandro Manzoni, Indice:I promessi sposi (1840).djvu, //it.wikisource.org/w/index.php?title=Storia_della_colonna_infame/Capitolo_III&oldid=-, 20131019231940, //it.wikisource.org/w/index.php?title=Storia_della_colonna_infame/Capitolo_III&oldid=-, Storia della colonna infame - Capitolo terzo. Alessandro Manzoni - Storia della colonna infame (1840) Capitolo terzo. “Fu dunque”, prosegue, “incontinente preso costui.” E non parla della visita fattagli in casa, dove non si trovò nulla di sospetto. Ma dalla storia, per quanto possa esser succinta, d'un avvenimento complicato, d'un gran male fatto senza ragione da uomini a uomini, devono necessariamente potersi ricavare osservazioni più generali, e d'un'utilità, se non così immediata, non meno reale. Così eran riusciti a parlargli dell’imputazione, senza doverla discutere; a parlargliene, non per cavar dalle sue risposte i lumi necessari all’investigazion della verità, non per sentir quello che ne dicesse lui; ma per dargli uno stimolo potente a dir quello che volevan loro. Ma il disgraziato, che, mentendo a suo dispetto, cercava di scostarsi il possibile meno dalla verità, rispose soltanto: a me l’ha dato lui l’unguento, il Barbiero. Capitolo 7: Tra i molti scrittori contemporanei all'avvenimento, scegliamo il solo che non sia oscuro, e che non n'abbia parlato a seconda affatto della credenza comune, Giuseppe Ripamonti, già tante volte citato. Morì a Milano nel 1873. E non ci voleva, certo, la sua perspicacia per fare un’osservazion simile; ci volle l’accecamento della passione per non farla, o la malizia della passione per non farne conto, se, come è più naturale, si presentò anche alla mente degli esaminatori. Son cose che una teoria astratta non riceve, non inventa, non sogna neppure; bensì la passione le fa. Ma vediamo come il Claro medesimo interpreti una tal regola: "si viene alla tortura, quantunque gl’indizi non siano in tutto sufficienti (in totum [p. 784 modifica]sufficientia), nè provati da testimoni maggiori d’ogni eccezione, e spesse volte anche senza aver data al reo copia del processo informativo.” E dove tratta in particolare degl’indizi legittimi alla tortura, li dichiara espressamente necessari “non solo ne’ delitti minori, ma anche ne’ maggiori e negli atrocissimi, anzi nel delitto stesso di lesa maestà.7” Si contentava dunque d’indizi meno rigorosamente provati, ma li voleva provati in qualche maniera; di testimoni meno autorevoli, ma voleva testimoni; d’indizi più leggieri, ma voleva indizi reali, relativi al fatto; voleva insomma render più facile al giudice la scoperta del delitto, non dargli la facoltà di tormentare, sotto qualunque pretesto, chiunque gli venisse nelle mani. C’è pure ancora la pena di morte; e cosa si risponderebbe a uno che pretendesse con questo di giustificar tutte le sentenze di morte? Alessandro Manzoni Con tutto ciò, gli esaminatori vanno avanti con le domande, sul luogo, sul giorno, sull’ora della proposta e della consegna; e, come contenti di quelle risposte, ne chiedon dell’altre. “È assai verosimile”, dice il Verri, “che nel carcere istesso si sia persuaso a quest’infelice, che persistendo egli nel negare, ogni giorno sarebbe ricominciato lo spasimo; che il delitto si credeva certo, e altro spediente non esservi per lui fuorchè l’accusarsene e nominare i complici; così avrebbe salvata la vita, e si sarebbe sottratto alle torture pronte a rinnovarsi ogni giorno. Molti dottori (seguendo forse Odofredo9, che è il solo citato da Cino da Pistoia10, e il più antico de’ citati dagli altri) intesero che la tortura non si potesse rinnovare, se non quando fossero sopravvenuti nuovi indizi, più evidenti de’ primi, e, condizione che fu aggiunta poi, di diverso genere. Cedette, abbracciò quella speranza, per quanto fosse orribile e incerta; assunse l’impresa, per quanto fosse mostruosa e difficile; deliberò di mettere una vittima in suo luogo. D’ordine del senato (come si ricava da una lettera autentica del capitano di giustizia al governatore Spinola, che allora si trovava all’assedio di Casale), l’auditor fiscale della Sanità, in presenza d’un notaio, promise al Piazza l’impunità, con la condizione (e questo si vede poi nel processo) che dicesse interamente la verità. Questa volta però, quegli uomini così facili a contentarsi, non son contenti, e tornano a domandare: per qual causa non ha detto questa verità prima di adesso, massime sendo stato tormentato nella maniera che fu tormentato, et sabbato et hieri. Riassunto ragionato della "Storia della colonna infame" di Alessandro Manzoni come rifless... Riassunto breve - libro "Sostiene Pereira", Appunti, lezione 10 - varie analisi di poesie - Surdich - a.a. 2013/2014, Appunti, Letteratura Italiana - Vita e Opere di Alessandro Manzoni - a.a. 2013/2014, Riassunto La protezione internazionale dei diritti dell'uomo - C. Zanghì. Vollero appunto costoro cominciar dalla tortura. Scaricare: Storia della colonna infame Libri Gratis (PDF, ePub, Mobi) Di Alessandro Manzoni Pubblicato nel 1840 come appendice a ‘I promessi sposi’ … Ed ecco cosa rispose: passai di là, et lui chiamandomi mi disse: vi ho puoi da dare un non so che; io gli dissi che cosa era? Ed è per l’esecuzione di questa grida, così espressamente circoscritta a un fatto del 18 di maggio, che il capitano di giustizia dice essersi promessa l’impunità all’uomo accusato d’un fatto del 21 di giugno, e lo dice a quel medesimo che l’aveva, se non altro, sottoscritta! 1.2 Il caso della Storia della Colonna Infame 9 1.3 La peste 9 1.4 Gli untori 10 2 DA VERRI A MANZONI 12 2.1 Genesi 12 2.2 L'ambiente in cui nasce il trattato di Verri 13 2.3 Finalità illuministiche di Verri 14 2.4 Due diversi punti di vista 16 2.5 L’utile e la giustizia 17 3 PASSATO E PRESENTE 20 se, come aveva dato prova di saper fare, persisteva a negare anche ne’ tormenti? Ma chi può immaginarsi i combattimenti di quell’animo, a cui la memoria così recente de’ tormenti avrà fatto sentire a vicenda il terror di soffrirli di nuovo, e l’orrore di farli soffrire! — avrebbe potuto dire l’uomo celebre e potente, — volete voi che il capitano di giustizia si faccia beffe di me, a segno di raccontarmi, come una notizia importante, che non è accaduto quello che non poteva accadere? Tanto pare che si fidassero sull’assedio di Casale! E bastava, secondo loro, che il detto dell’accusato paresse al giudice bugia, perchè questo potesse venire ai tormenti? L’infelice inventava così a stento, e come per forza, e solo quando era eccitato, e come punto dalle domande, che non si saprebbe indovinare se quella promessa di danari sia stata immaginata da lui, per dar qualche ragione dell’avere accettata una commission di quella sorte, o se gli fosse stata suggerita da un’interrogazion dell’auditore, in quel tenebroso abboccamento. Indice:I promessi sposi (1840).djvu Ma non ottennero l’iniquo intento. Op. E qui, non accorgendosi come la verità che gli si presenta alla memoria, faccia ai cozzi con l’invenzione, risponde: è amico, signor sì, buon dì, buon anno, è amico, signor sì; val a dire che lo conosceva appena di saluto. L’infelice Piazza, interrogato prima, e contradetto con cavilli, che si direbbero puerili, se a nulla d’un tal fatto potesse convenire un tal vocabolo, e sempre su circostanze indifferenti al supposto delitto, e senza mai accennarlo nemmeno, fu messo a quella più crudele tortura che il senato aveva prescritta. A ogni modo, l’irregolarità d’un tal procedere era tanto manifesta, che il difensor del Padilla la notò liberamente. Ma dalla storia, per quanto possa esser succinta, d’un avvenimento complicato, d’un gran male fatto senza ra-gione da uomini a uomini, devono necessariamente po- Dopo molte e molte risposte tali, a quella freddamente e freneticamente ripetuta istanza di dir la verità, gli mancò la voce, ammutolì; per quattro volte non rispose; finalmente potè dire ancora una volta, con voce fioca; non so niente; la verità l’ho già detta. Al ritorno di The Crown 4 mancano solo poche ore e questo riassunto della stagione 3 è […] “Più di tre volte,” dice, “non ho mai visto ordinar la tortura, se non da de’ giudici boia: nisi a carnificibus14.” E parla della tortura, ordinata legalmente! Mi disse: pigliate questo vasetto, et ongete le muraglie qui adietro, et poi venete da me, che hauerete una mano de danari. Riassunto per l'esame di Letteratura italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Storia della colonna infame",… Questi perchè non possiam certo saperli positivamente; ma vedrem più tardi cosa servisse ai giudici l’aver fatto così. Ma perchè mettersi nel caso d’usare un tal raggiro, quando potevan ricorrere a tempo al governatore, il quale aveva sicuramente dal principe un tal potere, e la facoltà di trasmetterlo? E se l’uomo negava? Copyright © 2021 StudeerSnel B.V., Keizersgracht 424, 1016 GC Amsterdam, KVK: 56829787, BTW: NL852321363B01, Passa a Premium per leggere l'intero documento, Condividi i tuoi documenti per ottenere l'accesso Premium. Manzoni, Storia della colonna infame Manzoni racconta nella Storia della colonna infame, pubblicata in appendice all’edizione del 1840 dei Promessi sposi, le vicende legate ad una colonna eretta a Milano al tempo della peste. 41, l. 18. Storia della colonna infame Introduzione (obiettivi e riflessioni di Manzoni) Nel 1630 dei giudici accusarono Giangiacomo Mora e Guglielmo Piazza di essere untori e li torturarono per ottenere una confessione. Dice che in Italia conduceva la minoranza eroica la quale era interessata economicamente, e non a trovare formule ideali. In conformità del parere datoci dal Senato con lettera dei cinque del corrente, concederete impunità, in virtù della presente, a Stefano Baruello, condannato come dispensatore et fabricatore delli onti pestiferi, sparsi per questa Città, ad estintione del Popolo, se dentro del termine che li sarà statuito dal detto Senato, manifestarà li auttori et complici di tale misfatto. Ma sul punto dell’impunità, c’è in quella lettera un altro inganno che lo Spinola avrebbe potuto, anzi dovuto conoscer da sè, almeno per una parte, se avesse pensato ad altro che a prender Casale, che non prese. Perciocchè era (e poteva non essere?)

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