CARTE DEL PERCORSO SULLA BASE DI GOOGLE-EARTH, Copyright © 2003 - 2021 Massimo Dei Cas La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore Torniamo dunque alla casera di lemma Alta (m. 1986) e, invece di scendere verso il fondovalle, seguiamo il sentiero che, aggirando un ampio dosso, ci porta all'alpe gemella che chiude ad occidente l'alta val di Lemma. Panorama orientale della bocchetta di Cogola. La distribuzione interna degli spazi è simile a quella della baita in muratura, con il paiér (il focolare), il supporto girevole in legno per la culdèra e un ripiano sul quale si poggiavano i formaggi ad asciugare. Modesta di dimensioni, di fatto è uno dei minori affluenti della valle dell'Adda. Qui la strada diventa sentiero, entra in un bosco e comincia a guadagnare Vi leggiamo: “In questa casa cercarono scampo Amalia e Carolina prima di essere travolte, con la sorella Caterina, la mamma Maria Bulanti e la cognata Luigia Mainetti, dalle acque furenti del Tartano la notte dal 27 al 28 settembre 1885. e di Sopra (vedi foto a sinistra), ma anche tutta l'alta val di Lemma, nella Qui la lasciamo per proseguire diritti ed i mmetterci sul sentiero che, procedendo in direzione sud-sud-est, porta alla casera ed ai laghetti di Porcile (si tratta del "sentér de la Crus de Purscìl"). foto sopra, a destra), al primo dei tre laghi, il lago Piccolo (m. 2005). Alla nostra sinistra, invece, una lunga e ripida fascia di prati con alcune baite, mentre sulla destra, più in basso, vediamo la baita chiamata Bianca. Per raggiungerlo dobbiamo superare il vallone scavato dal ramo meridionale del torrente Dordonella, che il sentiero riattraversa, da destra a sinistra, in un tratto in cui è ben visibile e sostenuto da un muretto a secco; il problema, però, è arrivare al guado, perché prima la traccia non è sempre visibile e, nel punto in cui aggira il modesto dosso prima del vallone, è ben nascosta da una fascia di antipaticissimi ontani. Discesa in Val Madre dal passo di Dordonella. Dal Il ponte ci porta sul lato sinistro Sirta è posto proprio all’imbocco della val Fabiòlo. In alcuni alpeggi, infine, è presente il baituu, una grande stalla per il ricovero delle mucche in caso di maltempo. Anche qui troviamo una baita costruita con la tecnica della cardana. L'anello Val Lunga - versante occidentale della Val Madre, per il passo di Dordonella e la bocchetta di Cogola, - GALLERIA DI IMMAGINI - CARTE DEL PERCORSO, Apri qui una panoramica sulla Val Tartano dalla bocchetta di Cogola, Apri qui una fotomappa della salita al passo di Dordonella. di circa 1200 metri. Che ci sia una vaga allusione all’amenità del luogo che forse poteva indurre a qualche concessione edonistica di troppo? Superata una breve galleria paravalanghe, troviamo su entrambi i lati della pista uno slargo, in località Pila. Zufahrt zum Ausgangspunkt: Giro ad anello in una zona poco frequentata della val Tartano, si segue prevalentemente il Sentiero Alfredo (CAI 163). leggere il racconto di questo ulteriore itinerario, apri la successiva I Turchi, quindi, c’erano davvero. Per raggiungerlo dobbiamo superare il vallone scavato dal ramo meridionale del torrente Dordonella, che il sentiero riattraversa, da destra a sinistra, in un tratto in cui è ben visibile e sostenuto da un muretto a secco; il problema, però, è arrivare al guado, perché prima la traccia non è sempre visibile e, nel punto in cui aggira il modesto dosso prima del vallone, è ben nascosta da una fascia di antipaticissimi ontani. Al (m. 1140), dalla quale risaliamo all'automobile percorrendo una strada asfaltata. Da qui il panorama sia verso il fondo della Val Lunga, con il passo di Porcile, il monte Valegino ed il passo di Tartano, che in direzione opposta, verso nord (Val Tartano con il Culmine di campo e, sul fondo, la cima del Desenigo nel gruppo del Masino) è già molto suggestivo. Culmina a soli 1070 metri in corrispondenza di Campo Tartano e sfocia nell'Adda all'altezza del paese di Sirta. Una lunga e bellissima traversata, effettuabile in una singola giornata da grandi camminatori, in due da camminatori medi, con appoggio estivo al rifugio Casera di Dordona, è quella che disegna un anello fra versante orientale della Val Lunga (Val di Tartano) e versante occidentale della Val Madre, con punto di partenza ed arrivo in località Pila, sulla pista di Val Lunga. Sul lato opposto, piega a sinistra, risale per un tratto il dosso, fino ad intercettare un sentiero più marcato che proviene da sinistra (dalle baite della Corna, m. 1785, a monte delle due baite di quota 1699: volendo, possiamo anche scegliere, quindi, di salire, per prati, a vista, dalle due baite a quelle della Corna, stando a sinistra di una macchia di larici, per poi imboccare questo sentiero che parte sul loro lato di destra). Riprendiamo la camminata verso nord, quasi in piano e, traversata una nuova valletta, giungiamo all’epicentro di questo collage di contrade, annunciato dal campanile della chiesa di S. Antonio, l’antica Sparavera (oggi più frequentemente denominata S. Antonio, m. 1443). Parcheggiamo qui l’automobile, ad una quota approssimativa di 1280 metri. Dopo l'asfalto c'è un tratto in cemento, cui segue l'ultimo pezzo con fondo in ghiaia. Il pascolo non è infatti ricco e, se il bestiame fosse lasciato libero, finirebbe con l’esaurirsi anzitempo. Il sentiero volge a destra e, superata una valletta, sale alle vicine baite del Basìsc’ (m. 1315), il secondo nucleo di mezza costa, dove ci accoglie una fontana coperta ricavata in un tronco cavo. Per raggiungere il passo dalla baita della Cima dobbiamo volgere a destra (sud-est), attraversando un ampio recinto delimitato da bassi muretti a secco, per poi proseguire, su traccia, verso il fondo della valle, sempre rimanendo a sinistra del torrente. gande, poi su traccia di sentiero, al crinale che separa la val Lunga La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore valle. Per raggiungere il punto di partenza dobbiamo salire in Val Tartano, staccandoci dalla ss 38 dello Stelvio sulla destra, per chi proviene da Milano, dopo il viadotto del Tartano. Caratteristico delle valli del Bitto e Lesina, ma presente in passato anche in val Tartano, è il caléc. per osservare il bello scorcio sulla valle e sul versante retico. Poi il terzo strappo, al termine del quale attraversiamo una brevissima macchia di larici, uscendo in vista della cascata del torrente Tartano, più in alto, di fronte a noi. In ogni alpeggio il bestiame si sposta dunque quotidianamente da un bàrech all’altro, restando prevalentemente all’aperto (in pochi alpeggi sono previsti stalloni – baitùu – o tettoie aperte per il ricovero notturno o in caso di brutto tempo). Per dal lato di sud-est del lago, al passo di Porcile (m. 2290), dal quale Lasciamo alla nostra destra, ad una certa distanza, il baitone dell’alpe, portandoci al caratteristico doppio terzetto sfalsato delle baite della Casera del Gerlo (m. 1897). meridionale (cioè da quella verso il monte), saliamo, inizialmente per Sempre prestando attenzione a non perdere la traccia, discontinua, ci affacciamo all’alta Valle della Matta, il cui nome non rimanda allo squilibrio mentale, ma probabilmente agli ometti che vi si trovano (chiamati anche “matt”). a sinistra quello per i laghi ed il passo di Porcile. Purtroppo due anni dopo la data di collocazione della targa la tragica alluvione del 1987 colpì ancora duramente la valle, alle porte di Tartano, mietendo numerose vittime ospitate dall’albergo La Gran Baita. La speranza è che si proceda alla sua pulitura, perché la val Dordonella è fra gli angoli più belli ed escursionisticamente più interessanti della Val Tartano. Procediamo verso nord sul sentierino che confluisce in una pista sterrata, ed in breve, superata una valletta, raggiungiamo un ripiano, inatteso su un versante caratterizzato da una ripidità che pare una sfida alla gravità newtoniana. Anello di Granito Cartografia Report News Contatti Menu Val Tartano Per ingrandire le immagini cliccate con il mouse (o premete Maiuscolo sulla tastiera). Non procediamo però sul sentiero principale che scende alla casera ma pieghiamo decisamente a sinistra, salendo verso ovest ed iniziando la lunga salita che porta alla bocchetta di Cogola. Imbocchiamo così la Pedemontana orobica ma la lasciamo quasi subito prendendo a destra e salendo lungo la provinciale della Val Tartano, che dopo 12 tornanti ci porta a Campo Tartano. Escursione in Valtellina al ponte tibetano più alto d’Europa In Val Tartano, una valle laterale della Valtellina sopra Morbegno, si trova il Ponte nel Cielo: un ponte tibetano alto 140 metri, lungo poco più di 200, che collega Campo Tartano a Frasnino, due località a … Trekking: l'anello della Val Tartano • Media tappa ore 6 dislivello salita m. 1100, discesa 1100 m. • Tipo percorso: ad anello • Pranzo al sacco con propri viveri Rientro: Ore 18.00 partenza da Tartano Dal lago di Sopra di può La scritta in alto attesta che il dipinto fu commissionato da Gusmeroli Luigi e dal fratello Francesco (il che spiega la scelta dei santi). In prossimità dell’attacco del facile versante sotto il passo la traccia si fa più evidente e porta, con alcuni tornanti, ai 2316 metri del, Dalla baita di Vallocci Alta inizia la parte più difficile della traversata, non per la presenza di passaggi delicati o esposti, ma per la necessità di prestare attenzione a non perdere la traccia. Apri qui una fotomappa della salita alla bocchetta di Cogola. Ci affacciamo così alla parte mediana della Val Cògola ed aggirato un dosso, verso ovest, vediamo davanti a noi la casera di Cogola (m. 1795). presentazione. In prossimità dell’attacco del facile versante sotto il passo la traccia si fa più evidente e porta, con alcuni tornanti, ai 2316 metri del passo di Dordonella. Si lascia la macchina nel fondo valle in località Sirta di Forcola in prossimità del fiume Adda (270 m/slm). in località Barbera, dove la val di Lemma si congiunge con la val Budria. Iniziamo da qui la discesa in diagonale, verso destra (ovest) dell’ampia alpe del Gerlo. Qui dobbiamo stare attenti a non prendere il sentiero di sinistra, che porta Il passo è una meta classica anche per chi pratica lo sci-alpinismo, che presentazione. la marcia, completando l'anello integrale della val Tartano. DESCRIZIONE DELL'ESCURSIONE L’itinerario che andremo a percorrere (detto anello della Val Tartano), parte da Tartano, risale la Val Lunga e fa ritorno al punto di partenza scendendo prima per la Val di Lemma e poi per la Val Corta. Alle sue spalle, più o meno sulla sua verticale, si vedono una baita isolata e la cima Vallocci, che da qui mostra un profilo piuttosto sfuggente. Lasciamo alle spalle una cappelletta e seguiamo la pista fino al punto nel quale volge a destra e comincia a scendere verso il fondovalle. Per raggiungerlo: staccarsi dalla s.s. 38 all’altezza del ponte sul fiume Adda fra Talamona ed Ardenno (indicazioni per la Val di Tartano) e percorrere un tratto della Pedemontana Orobica (senza salire verso Tartano). Dal passo dominiamo l’intera alta Val Madre, con il passo di Dordona alla nostra destra. Sul lato opposto della galleria recuperiamo l’automobile. Troviamo qui anche alcuni esempi ben conservati di ballatoi in legno. Il sentiero procede verso destra e ci porta ad attraversare il ramo meridionale del torrente Dordonella, a 1800 metri circa, poco a monte rispetto ad un curioso panettone roccioso, iniziando, poi, ad inanellare una serrata serie di tornanti, che risalgono un versante dominato da ontani. Superato un vallone raggiungiamo la baita Palà (m. 1764), sulla parte alta della valle omonima. Un tempo le loro foglie erano molto apprezzate, perché il gambo è succoso e dolce, e con le foglie molto giovani e tenere si cucinava anche una minestra, la "menéstra cui lavazìi"; venivano, poi, utilizzate per avvolgere burro, mascarpa e stracchini. un ultimo sforzo e saliamo anche al terzo dei laghi, il lago di Sopra poi raggiungere, seguendo i segnavia su un percorso che comincia a salire Zona solitaria, panoramica sui sottostanti Laghi di Porcile e sulla Val di Tartano in Valtellina. In località Rondelli troviamo segnalata dal un cartello una Fra le famiglie che lo abitavano in passato gli archivi hanno conservato i nomi di Laurenzo de Bulanti del Fondrino (1503), Giovanni e Camino del Fondrino, Francesco detto Turco (1556), Turco Battista (1614), Turco Matteo (1556), Carlo Laurenzi (1580), Brisa Giò Antonio (1558) e Giò Pietro Turco (1670). di vertigine. Percorrendo la ss 38, dopo il viadotto sul Tartano la lasciamo per prendere a destra (per chi proviene da Milano) e poco dopo ancora a destra, imboccando la strada che dopo 12 tornanti raggiunge Campo Tartano. in val Tartano trova un terreno particolarmente propizio. Oltre l’omonimo bivacco, all’altezza di un capanno seguiamo il segnavia 163 per il Püstarèsc e per il pizzo della Pruna, appunto il Sentiero dei ponti.Sempre sull’itinerario 163 attraversiamo il maggengo Fopp e, di nuovo nella pecceta, saliamo al punt dèla Pescia, un ponticello in legno. Anello di Granito Cartografia Report News Contatti Menu Val Tartano Val Fabiolo Accesso: Sirta Dislivello: 1010 m (da 290 a 1300 m) Tempi: 5 h Difficoltà: itinerario su mulattiera e sentiero. La traccia prosegue verso sinistra (nord) e riattraversa anche il ramo settentrionale del torrente Dordonella, piegando poi a destra e portando alla baita della Cima (m. 2175); possiamo anche accorciare la salita risalendo direttamente il dosso erboso a monte del baitone, superando la baita isolata sopra menzionata ed affacciandoci al gradino di soglia dell’alta valle, dove, proseguendo verso nord-est, guadiamo il torrente Dordonella, attraversiamo un bàrek (il recinto di bassi muretti in pietra costruito per contenere il bestiame dopo il pascolo) utilizzando gli zapèl (porte, aperture nel muretto) e ci portiamo alla baita della Cima, che è posta proprio sotto la verticale della cima Vallocci. Lasciamo, dunque il sentiero per la casera di Porcile ed imbocchiamo questo sentierino, che ci porterà in, Dopo qualche tornante, raggiungiamo una zona battuta da slavine, e qui la traccia diventa assai incerta, ed in alcuni tratti quasi indistinguibile; non ci sono, però, problemi, perché, quando gli ontani si aprono un po', vediamo, più o meno sulla nostra verticale, la, Dobbiamo salire alla casera di quota 2071, a nord-est della prima (si tratta di un bel baitone che vediamo in alto a sinistra): anche in questo caso se perdiamo la traccia (cosa non difficile, dal momento che è visibile solo a tratti), possiamo salire a vista, in diagonale, puntando al baitone e cercando di non stare troppo bassi. Esso era utilizzato nel caso in cui la permanenza dei pastori in una certa parte dell’alpeggio superava i 5-6 giorni. Fra queste due baite ed il ponte, nel punto in cui il sentiero volge leggermente a sinistra e si interrompe un muretto alla nostra sinistra, sul limite basso dei prati, possiamo individuare, con un po’ di attenzione, la partenza di una traccia che se ne stacca sulla sinistra, risalendo i prati con un breve tratto a destra ed una diagonale a sinistra, e portando alle due baite di quota 1699 (se non troviamo la traccia, possiamo ugualmente salire, senza troppa difficoltà, a vista). dunque alle nostre spalle il paese: dobbiamo percorrere circa quattro chilometri Il bàit era diffuso in val Tartano e nelle valli del Bitto e del Lesina; a volte era a due posti. Questo tipo di baite, abbastanza comuni in alta Valtellina ed in Valle Spluga, sono invece sul versante retico ed orobico quasi del tutto assenti, eccezion fatta, appunto, per la Val Tartano. Alla nostra destra il pannello del Parco delle Orobie Valtellinesi ed un tavolo in legno con panche per una sosta amena. variante di cui parleremo. A Tartano possiamo fermarci a visitare la bella chiesa (m. 1210), prima Per completare l'anello della Val di Tartano, dobbiamo saldare l'anello Val Lunga-Val Corta all'anello Val di Lemma-Val Budria. Per capirlo dobbiamo fare un salto indietro nel tempo. sono posti su prati che hanno una pendenza molto ripida e danno quasi un'impressione Davanti a noi, in alto, la rocciosa e caratteristica cima di Val Lunga, mentre sulla destra, in fondo alla Val Lunga, distinguiamo facilmente la larga sella del passo di Tartano, sorvegliato dalla grande croce. Proseguiamo fino a Tartano e qui prendiamo a sinistra la strada di Val Lunga. Si tratta di una costruzione molto allungata (20-30 metri) a un solo piano, con muratura in pietrame a secco e tetto a due falde con manto di copertura in piode selvatiche (se il fronte verso valle è aperto la costruzione prende il nome di tecia)… I baituu ospitavano fino a 90 capi di bestiame. Il vescovo Feliciano Ninguarda, nel resoconto della sua visita pastorale del 1589, scrive: “A un miglio e mezzo oltre Tartano c’è Sparavera con poche famiglie. Dosso dei Principi, o dei Turchi (Dos di Prinzep, m. 1432), così veniva chiamato (oggi viene semplicemente identificato con il Dosso). Il sentiero attraversa una noiosa fascia di ontani e taglia lo sperone, traversando in piano sul lato opposto. più rapidamente quota, oltrepassando la Prima Baita ed attraversando A tale tipo di gestione corrisponde una struttura architettonica ben precisa: il pascolo d’alpeggio è suddiviso in bàrech, un reticolo di muretti a secco, più o meno regolare, che delimita “il pasto” di una giornata di malga. raggiungendo, con qualche tornante, il fondovalle, superando il torrente Prima del ponte, però, il sentiero, diventato ampia mulattiera lastricata, Accompagnati da questi mesti pensieri ci mettiamo in cammino, portandoci appena oltre l’ultima casa, dove vediamo un breve vialetto con fondo in erba, delimitato da una staccionata in legno, che introduce ad un sentierino il quale volge a sinistra e sale alle spalle delle case, sui ripidi prati del versante orientale della Val Lunga. Anello Storico per pensionati Crostata innovata per Eleonora In Val di Mello Ottobre nei Cech Anello Chempo-Poira Dalla Val Fabiòlo alla Val Tartano Una casa nei Cech (12) -ciao alla stanza delle femmine!-Una casa nei Cech La presenza delle piante testimonia che l'alpeggio era molto utilizzato, in passato; ora vi regna la solitudine. Siccome si tratta di un percorso classico, si trova indicato su diversi cartelli ed è interamente coperto dai segnavia rosso-bianco-rossi. dalla vegetazione (vedi foto a sinistra). passo dobbiamo salire all'erbosa cima di Lemma (m. 2348, massima elevazione non solo l'alta val Lunga, con una bella visione sinottica dei laghi Grande Ma, come tutti i fiumi di una certa portata, quando si “veste a festa” e fa la voce grossa costringe l’uomo a misurare tutta la propria impotenza. questo punto non possiamo più sbagliare: la discesa prosegue su questo sentiero Sul lato di sinistra ci sono alcune case, con una targa commemorativa delle 5 vittime dell’alluvione della notte fra 27 e 28 settembre del 1885. Proseguiamo fino a, Non ci portiamo al ponte, ma un buon tratto prima, nel punto in cui il sentiero volge leggermente a sinistra e si interrompe un muretto alla nostra sinistra, sul limite basso dei prati, cerchiamo a monte la partenza di una traccia che risale i prati con un breve tratto a destra ed una diagonale a sinistra, e portando alle due baite di quota 1699 (se non troviamo la traccia, possiamo ugualmente salire, senza troppa difficoltà, a vista). Il problema, casomai, è nella discesa, perché solo qualche ometto aiuta, mentre la fascia di ontani è piuttosto disorientante (un tempo vi erano segnavia rosso-bianco-rossi, ora pressoché scomparsi). Qui ignoriamo il sentiero che va a destra e traversa all’alpe Torrenzuolo e scendiamo verso sinistra, tagliando una fascia di radi larici e portandoci presso la parte alta di una fascia di prati. Strana la poca presenza della Val di Tartano all'interno di Hikr... D'accordo che il posto è remoto e che la strada, attorcigliata su di un lato della Valtellina, non aiuta, d'accordo che le Più comodo e meno faticoso, anche se più lungo, è però il percorso che passa per il passo di Dordonella, posto sulla depressione che chiude ad est la valle. Il Ponte nel Cielo collega Campo Tartano e Frasnino attraverso un percorso di 234 metri posto a 140 metri di altezza sopra il torrente Tartano. Non stupisce il dosso, ma Principi e Turchi sembrano centrare poco con questi ameni prati e con le baite che si trovano a monte ed a valle della pista. Tagliato il costone, ci affacciamo alla Valle di Boninvento, ad una quota di circa 2000 metri. lato occidentale della valle). (Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it), Designed by David KohoutCopyright © 2003 - 2020 Massimo Dei Cas, successiva Ignorata una deviazione a sinistra, scendiamo diretti, con pochi tornanti, fino ad intercettare la pista di Val Lunga appena prima della galleria paravalanghe della Pila. 116. Per fare questo dobbiamo passare dalla val di Lemma alla val Budria. Cima di Lemma Laghi del Porcile Val Tartano. Esiste anche, nei luoghi più remoti a monte di Prata Camportaccio, in Val Chiavenna, un’alpe Sparavera. Nella parete laterale è ricavata una apertura trapezoidale per l’accesso con sportellino in legno, mentre in testata sono ricavati due fori per l’aria e per infilarvi due lunghi bastoni per il trasporto a spalla da una sede all’altra. Un’escursione in Val Lunga fino a tre bacini alpini e picnic con salumi Menatti Andiamo alla scoperta dei laghi di Porcile, tre graziosi laghetti alpini che si affacciano sui pianori della Val Lunga, una delle vallate che caratterizza il paesaggio della Val Tartano. Seguendo i segnavia, Dopo un primo tratto in un bosco di larici, il sentiero prosegue all’aperto, diritto, sul fianco orientale della valle: i segnavia sono pochi, e sono quelli “storici” rosso-giallo-rossi. Il Tartano ora scorre alle nostre spalle, e difficilmente si può immaginarlo tanto potente e furioso da travolgere una casa sul lato opposto del fondovalle. Pila di Tartano 27-9-1985”. dalla val Brembana e, dopo averlo percorso in direzione ovest, scendiamo Ci rimettiamo in cammino, sulla pista sterrata che ci porta alle Tegge (m. 1425), dove su una baita troviamo un dipinto che raffigura la Beata Vergine del Carmine con a sinistra San Francesco ed a destra San Luigi. cominciamo a salire prima di raggiungere le baite, segnalano che a destra sale il sentiero per il passo di Tartano, mentre Ci affacciamo così al gradino di soglia dell’alta valle, dove, proseguendo verso nord-est (leggermente a destra), guadiamo il torrente Dordonella, attraversiamo un bàrek (il recinto di bassi muretti in pietra costruito per contenere il bestiame dopo il pascolo) utilizzando gli zapèl (porte, aperture nel muretto) e ci portiamo alla baita della Cima, che è posta proprio sotto la verticale della cima Vallocci. Pieghiamo quindi leggermente a destra e scendiamo alla baita di quota 1772, proseguendo verso nord-est, in direzione del margine superiore del bosco. La pista, che ora ha fondo in cemento, prosegue verso l’interno della valle e porta ai nuclei vicini di Pra di Ules (m. 1490) e di Arale (m. 1485), posti allo sbocco della Val Comunello o Cuminello. (m. 2095), su una traccia di sentiero che parte dal lato occidentale del per quello di sinistra che ci porta, poco oltre una baita isolata (vedi Si tratta di un anello che si snoda sul limite sud-orientale della Val di Tartano, e prevede un’incursione in alta Valmadre. L’anello dei Lupi: ecco una proposta escursionistica ricca di fascino fin dalla denominazione stessa, che rimanda alla bocchetta di Lupi, uno dei suoi snodi fondamentali. prima di raggiungere Tartano, possiamo fermarci sul ciglio della strada Vero è che il soprannome degli abitanti della frazione era “Tetuu”, che vale “grandi bevitori”. Di fronte a noi, dunque, l’ampio e ripido versante sud-occidentale della cima, che potrebbe essere affrontato, anche se con fatica, fin quasi sotto la cima, dove si deve piegare a destra per portarsi sul crinale meridionale. Dopo qualche tornante, raggiungiamo una zona battuta da slavine, e qui la traccia diventa assai incerta, ed in alcuni tratti quasi indistinguibile; non ci sono, però, problemi, perché, quando gli ontani si aprono un po', vediamo, più o meno sulla nostra verticale, la casera più bassa di Dordona (m. 1989), che possiamo raggiungere anche salendo a vista. e portandosi sul lato destro della valle. La casera più bassa (alla cui sinistra è posta una baita più piccola) è circondata da una fascia di rigogliosi "lavàz", piante di romice o rabarbaro alpino, caratteristiche di molti alpeggi, perché prosperano nei terreni molto grassi, quindi concimati dalle mucche (intorno alle baite e nei "grass" dove alloggia la malga). al passo di Tartano, segnalato da una evidente croce (m. 2108). Qui piega a destra e comincia a traversare verso nord il circo terminale della valle, fra massi e radi pascoli, con quale saliscendi, fino a raggiungere la base del ripido canalino che adduce alla bocchetta Cogola. Val Tartano - Laghi del Porcile - Cima di Lemma. Alcuni di questi nuclei abitati, come accade spesso in val Tartano, abbiamo superato un dislivello complessivo Facciamo U n’Escursione di circa 7 km sul Sentiero dei 5 Ponti in Val Tartano, in un ambiente montano dove la natura è ancora la regina indiscussa. Proseguiamo diritti, verso nord, seguendo il sentierino che taglia il versante che scende ad est della cima Vallocci, segnato da tre valloncelli. Uscito dalla selva di ontani, il sentiero procede quasi in piano verso nord. Questa suddivisione permette di sfruttare razionalmente il pascolo. Rifaccio per la seconda volta l’anello dei Laghi di Porcile, raggiungendo il Passo di Tartano dalla Valle Lunga, salendo in Cima Lemma, scendendo al Passo di Lemma per infine rientrare alla Baita del Camoscio dal sent. La forma di alcuni portali e finestre tradisce un influsso veneziano (in età moderna Bergamo e le sue valli appartenevano alla Serenissima Repubblica di Venezia), ed alcuni documenti nell’archivio parrocchiale parrebbero dimostrare la dipendenza della chiesa dei Santi Giovanni ed Antonio dalla parrocchia di Valleve Bergamasco. e, superate le casere di lemma Bassa e di Sona Bassa, raggiunge un ponte, ANELLO VAL TARTANO e VAL FABIOLO (SO) – spring percorso 3D: https://bit.ly/2M4SEMY – foto: https://bit.ly/2YTx8wr – Escursione che si percorre 2 vallate: Val Tartano e Val Fabìolo. Siamo in cammino da 7 ore ed Qui troviamo il tradizionale rifugio Beniamino, riconoscibile per la caratteristica facciata a diedro, ed il nuovo rifugio Il Pirata. Il sentiero, molto marcato, resta basso, alla sua destra, e scende diritto fino alla sua parte bassa, proseguendo poi con qualche serpentina fra larici ed ontani, prima di prendere a destra ed attraversare il torrente del Gerlo.